Le pagine personali di
Paolo Fasce

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Compostaggio domestico in casa Fasce (parte prima)
Parte prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima.
Il compostaggio domestico si è affacciato in famiglia per merito di mia sorella Chiara che, avendo un giardino, ha dato libero sfogo al suo pollice verde, prima, e al compostaggio domestico, poi. E così tutta la famiglia si è organizzata per sostenerla. Io stesso ho comprato i contenitori che vedete qui sotto, prima di mettermi in proprio, e le portavo i miei rifiuti biologici, ricavandone qualche zucchina perfino!
I fornitori di mia sorella, tuttavia, sono cresciuti (vicini, parenti... anche i compagni di classe delle mie nipotine hanno fatto visita in giardino) e così ho pensato di "rendermi autosufficiente". Ed ecco, in pratica, il frutto del mio lavoro. Per essere sinergico con il mondo, illustro "my way", chissà che non diventi contagioso.
Questa foto rappresenta un esempio di materiali da riciclare. Come vedete è mia premura sminuzzare già nel piatto i rifiuti di questa natura, onde predisporre del materiale che facilmente si trasformerà in compost. Frutta e verdura, ma anche resti del caffé e bustine del thé (come nella foto) sono il materiale che posso recuperare per il compostaggio domestico. Leggendo qua e là, e io mi sono rigorosamente attenuto, è opportuno evitare resti organici (carne, salumi et similia), latticini (formaggio) e olii, onde evitare l'insorgenza di odori fastidiosi per sé e per i vicini.
Ecco un altro esempio di materiale opportunamente sminuzzato. Potete osservare un'arancia (prima e dopo lo sminuzzamento), una buccia di banana e, dietro di questa, anche una buccia di mela.
E' piuttosto importante la fase iniziale del riciclo. Come "la digestione comincia in bocca", così il compostaggio comincia sul piatto di casa nostra. Provvedere a tagliuzzare i rifiuti, consente di ottenere un materiale finale più rapidamente, ma soprattutto, più facile da utilizzare nei propri vasi e giardini.
A Genova, nella mia città, ho trovato un discreto assortimento di scatole/contenitori presso un negozio a San Martino che si chiama Benvenuti (di certo ce ne sono analoghi ovunque). Ho quindi acquistato una scatola che si potesse chiudere entro la quale riverso i rifiuti sminuzzati. Questo contenitore mi serve per evitarmi la fatica e il fastidio di uscire sul balcone ad ogni scarto. Riversando i rifiuti lì, mi evito il freddo dell'inverno. Il travaso dal contenitore casalingo a quello sul balcone avviene una volta ogni 2/3 giorni.
Vorrei spendere due parole sull'allestimento della scatola. Io, per comodità, la rivesto con della carta che prendo dal rotolo di carta da cucina. Mia sorella preferisce la carta del pane. Il pane io me lo faccio da solo, quindi non ce l'ho.
Quando la scatola che tengo in casa si riempe, la riverso in un'altra scatola che tengo sul balcone. Ho trovato un sito dove viene descritto il compostaggio domestico su balcone. Per me il balcone è solo una tappa intermedia tra casa mia e il terrazzo che io ho sul tetto. Raccolgo quindi un po' di materiale sul balcone, prima di metterlo nel compostatore sul terrazzo, meramente per motivi di pigrizia. Riversando i rifiuti nel contenitore un po' più grande, limito i viaggi casa-terrazzo ad uno alla settimana, cosa che d'inverno, è auspicabile. D'estate, onde evitare i rifiuti (e soprattutto i moscerini) sul balcone della cucina, riverso nel compostatore più spesso, anche perché così facendo mi ritaglio qualche minuto di gioco con mia figlia che, col bel tempo, sul terrazzo si diverte parecchio.
La scatola che ho scelto per il balcone non è del tutto stagna, come quella che uso per la casa. In questo modo il materiale contenuto è minimamente areato e gli odori, anche per la limitatezza dello stazionamento in questa sede, sono davvero contenuti. In primavera/estate, tuttavia, i moscerini, è bene saperlo, abbondano.
Anche questa scatola è "foderata" di carta da pane, cartoncino, carta da rotolo. Questo è utile per assorbire l'umido di certi rifiuti (ad esempio, mia moglie non spreme le arance fino in fondo, come invece faccio io...).
Ed ecco, infine, il compostatore sul terrazzo. Ne esistono di diversa forma e misura, questo non so dire quanto costi, né dove trovarlo perché me lo ha regalato mia sorella. E' però utile spendere qualche parola sull'allestimento. Per prima cosa, anche se non si vede, sotto quel bidone c'é un sottovaso rotondo che contiene dei sassi di argilla. Questo consente di assorbire l'umidità e di non avere liquami striscianti. In fondo al bidone, poi, metto un po' di sterpaglia (rametti sottili e fitti) che fungano da substrato assorbente ed isolante.
Notate che l'intero bidone è bucherellato, cosa che consente all'aria di penetrare e ventilare il contenuto. Onde evitare che pezzetti troppo piccoli dei rifiuti escano dal bidone, ho provveduto a rivestirlo con una veletta, tipo quella delle zanzariere, che funge da sacco raccoglitore, ma aperto allo scambio d'aria.
Ecco una visione dall'alto del contenuto del compostatore. Notate, se fate attenzione, la veletta predisposta tutto attorno per evitare la fuoriuscita di pezzetti di compost. Sì, le scarpe beige sono le mie...
Questa foto è stata fatta inserendo la macchina fotografica dentro il compostatore. Notate che oltre ai pezzetti di compost domestico, c'é qualche foglia, e materiale vario che mi capita di raccogliere in giro e riversare nel compostatore.
Questo è il compostatore. A causa del vento che spesso impazza sul mio terrazzo, lo tengo chiuso con un sacco di terra sopra. Mi è capitato, infatti, che una folata di vento aprisse e staccasse il coperchio del compostatore, fortunatamente l'ho ritrovato all'interno del terrazzo...
Nelle prossime settimane farò qualche foto ai vasi dove coltivo qualche ortaggio, e alle fasi di trasferimento dal compostatore ai vasi.
Sono a disposizione per migliorare questa pagina, qualora degli esperti vi transitassero e avessero suggerimenti da dare.

Ho però un progetto più vasto del semplice "compostaggio domestico". Ho infatti notato che il mio condominio è circondato da quattro giardini. Sarebbe interessante organizzare un compostaggio condominiale!

Qui di seguito riporto una presentazione di Luca Mercalli che scrisse per un manualetto sul compostaggio. Mi è stata inviata da Luca Mercalli medesimo che ho contattato dopo avere pubblicato questa pagina. La sera stessa lo vidi a "Che tempo che fa..." con un vasetto del suo compost...

Abito in un paese che era rurale ed è ora diventato un agglomerato di villette con giardino. Ricchi commercianti e professionisti nel fine settimana falciano il prato all’inglese e poco dopo mettono la tenera erbetta – costata tra l’altro fior di concimazioni e irrigazioni con acqua potabile – in un sacco di plastica nera che finirà nel cassonetto dei rifiuti. E’ un fatto assolutamente nuovo nella storia dell’umanità. Perché nuovo? L’uomo non si è forse sempre sbarazzato dei propri rifiuti? E’ nuovo in quanto per la prima volta da centinaia di migliaia di anni interrompe i cicli biogeochimici che stanno alla base della vita: un’affermazione grave e carica di conseguenze. Prima dell’era del petrolio il “rifiuto” organico è sempre tornato rapidamente nel ciclo degli elementi sotto forma di concime. L’erba del prato all’inglese piuttosto che le bucce di mela – che comunque in passato sarebbero finite in pasto agli animali – finivano nel caso peggiore in un mucchietto in un angolo ombroso, sotto una siepe, in un buco a margine dell’orto… Qui, quanto considerato “rifiuto” diventava ghiotto banchetto per batteri, funghi, vermi e insetti. Nel giro di qualche settimana il mucchietto si riduceva da sé, lasciando al suo posto una preziosa eredità di humus: carbonio, azoto, fosforo, potassio… nuovo nutrimento per i vegetali circostanti. Così funziona il ciclo della vita da almeno un miliardo di anni – ben prima della tarda comparsa dell’uomo. Del resto i nostri nonni e bisnonni, pur non conoscendo la chimica, la termodinamica ambientale e la microbiologia, avevano capito che se i “rifiuti” organici non tornano alla terra, dopo un po’ accadono due cose: da un lato il suolo si impoverisce, dall’altro ci si trova sepoltidai nostri stessi scarti.
Orbene, se oggi si mette l’erba nei sacchi di plastica, si rompe un anello della catena. La plastica isola il materiale organico dal mondo esterno e lo sottrae alla chiusura naturale del ciclo. Oggi, in quel sacco di plastica è racchiusa tutta la nostra ignoranza, la nostra indifferenza, la nostra arroganza nei confronti delle leggi fisiche che ci permettono di esistere.
Se poi pensiamo che questo gesto è espressione del momento storico di nostra massima prosperità economica e di progresso culturale, non possiamo fare a meno di rilevare una profonda contraddizione. Abbiamo studiato, compreso qualcosa dei complessi meccanismi che reggono l’universo, eppure sbagliamo più di quando non sapevamo.
C’è di peggio. Se questo atteggiamento – pur non giustificabile – è almeno comprensibile per le generazioni figlie della città e della società industriale priva di contatto con la terra, è avvilente constatare come esso abbia contaminato e sedotto anche chi, sulla scorta del buon senso e della tradizione, ne era estraneo. Così, accanto al bancario in SUV e doppiopetto che getta nel cassonetto il suo sacco nero pieno di verde, trovi ora pure l’anziana nonna che viveva lì da sempre, a imitare il nuovo gesto che sa di moda urbana e di elevazione sociale: nel sacco nero finiscono così anche le zinnie sfiorite, le foglie del ciliegio, i residui delle verze che fino a ieri andavano nella “tampa” dell’orto. Che peccato! Che sconfitta culturale e sociale: lei, che aveva la saggezza di una vita da trasferire al cittadino a cui la scuola non ha insegnato come funziona la vita, proprio lei, copia il gesto peggiore e se ne vanta.
Se avete un pezzetto di terra, vi prego, fate il compost. Non è solo questione di limitare la produzione di rifiuti che intasano le discariche, emettono gas a effetto serra, sottraggono elementi nutritivi al suolo. E’ questione di responsabilità e consapevolezza di partecipare al complesso e straordinario gioco della vita, nel quale non è concesso barare. E se capirete le sue regole, ne proverete pure intima soddisfazione.
Un cordiale saluto
luca mercalli

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