Le pagine personali di
Paolo Fasce

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Paola Mastrocola, autrice di "La scuola spiegata al mio cane", quindi insegnante, ma nota al grande pubblico in quanto autrice di diversi romanzi di successo ("La gallina volante", "Palline di pane", "Una barca nel bosco" e "Più lontana della luna") e vincitrice di premi letterari, interviene su La Stampa con un articolo dal titolo Scuola, aboliamo il recupero degli asini.

Sono d'accordo sul fatto che un impegno prolungato a scuola, impedisca agli alunni di studiare autonomamente a casa. Quando i debiti cominciano ad essere troppo numerosi, l'orario di lezione tracima in troppi pomeriggi, magari anche densi di altri impegni più orientati alla socializzazione e questo rende difficoltoso trovare spazi di studio che dovrebbero essere ricavati per progredire nel lavoro scolastico.

Pur tuttavia ci sono alcuni enormi "ma". Ma siamo davvero sicuri che quanto viene fatto nei corsi pomeridiani debba ricopiare quanto viene fatto alla mattina? Ma siamo sicuri che il docente che ha fallito alla mattina perché, direbbero i bridgisti, non ha trovato il fit con quell'alunno, abbia concrete possibilità di successo al pomeriggio? Ma siamo sicuri che al pomeriggio sia necessario lavorare esclusivamente "sulla materia" e non possa invece essere un'occasione per trovare strategie motivanti? Ma siamo sicuri che nel corso di recupero non si debba partire dai concetti di individualizzazione e personalizzazione? Ma siamo sicuri che un insegnante di oggi conosca la differenza del significato pedagogico legato alle parole "individualizzazione" e "personalizzazione"? Ma siamo sicuri che la scuola italiana sia tutta riassunta nel liceo scientifico nel quale insegna l'illustre collega Mastrocola? Ma siamo sicuri che un tempo pieno non possa essere utile a studenti appartenenti a classi disagiate dove a casa non hanno occasione di dialogare con un padre medico e una madre insegnante? Ma siamo sicuri che gli insegnanti di oggi, ancora troppo spesso analfabeti tecnologici, siano capaci di attivare canali comunicativi multimediali, capaci di coinvolgere e rendere attivi gli studenti? Ma siamo sicuri che un'organizzazione scolastica nella quale nella propria ora, nella propria classe, l'insegnante é re, sia ancora un'opzione sostenibile? Ma siamo sicuri che la lezione frontale sia adeguata a tutti gli stili cognitivi dei nostri ragazzi? Ma siamo sicuri che il cooperative learning non rappresenti una valida alternativa? Ma siamo sicuri che in una società che porta alunni che in quarta ginnasio hanno un vocabolario di 600 parole, mentre 30 anni fa entravano con un vocabolario di 1500 parole, la scuola debba mantenere gli stessi obiettivi? Ma siamo sicuri, come dice la collega Mastrocola, che la strada che porta l'insegnante delle medie a dire "ora vi insegno io", sottintendendo che alle elementari si è scherzato, che porta l'insegnante del biennio delle superiori a dire "ora vi insegno io", sottintendendo che alle medie si è scherzato, che porta l'insegnante del triennio a dire "ora vi insegno io", sottintendendo che nel biennio si è scherzato, che porta l'insegnante universitario a dire "ora vi insegno io", sottintendendo che a scuola si è scherzato, sia la strada che porta alla valorizzazione del proprio lavoro agli occhi degli studenti?

Invidio alla Mastrocola tutte le sue certezze. Io, in proposito, ho solo dubbi.

Umberto Galimberti nel suo recente "L'ospite inquietante - il nichilismo e i giovani" scrive: "Ma chi tra gli insegnanti accerta, oltre alle competenze culturali dei propri allievi, il grado di autostima che ciascuno di loro nutre per se stesso? Chi tra gli insegnanti è consapevole che gran parte dell'apprendimento dipende non tanto dalla buona volontà, quanto dall'autostima che innesca la buona volontà? chi, con opportuni riconoscimenti, rafforza questa autostima, primo motore della formazione culturale, ed evita di distruggerla con epiteti e derisioni che, rivolti a persone adulte, porterebbero di corsa in tribunale? [Si noti: "aboliamo il recupero degli asini] Chi si astiene dal mettere a confronto il comportamento di un allievo con quello di un altro, irrobustendo chi è già solido e distruggendo chi è già incerto e malsicuro? Chi ascolta uno studente con interesse riconoscendogli un minimo di personalità, su cui egli possa continuare a edificare invece che a demolire? Pochi, pochissimi insegnanti nella scuola italiana, a cui si accede per competenze contenutistiche e non per formazione personale, in base al principio che l'educazione è una conseguenza dell'istruzione"

Ancora più sorprendente è questo passaggio: "Siccome la quantità è misurabile con il calcolo, dalla scuola vengono espulse tutte quelle dimensioni che sfuggono alla calcolabilità, quindi: creatività, emozioni, identificazioni, proiezioni, desideri, piaceri, dolori che costellano la crescita giovanile e di chi la scuola non tiene il minimo conto. Ciò spiega perché a scuola vanno bene e prendono bei voti quei ragazzi che hanno un basso livello di creatività, scarsi impianti emozionali, limitate proiezioni fantastiche."

Paolo Fasce
Insegnante di Sostegno di Area Scientifica e di Matematica Applicata
Responsabile Commissione Scuola del Partito Socialista di Genova
Candidato alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Liguria