|
Paolo Fasce
|
|
Commissione Scuola
Partito Socialista Prof. Paolo Fasce |
Per completezza d'informazione, pubblichiamo la risibile risposta di alcuni docenti dell'istituto ad una rivista che similmente a noi ha protestato contro la Messa in orario scolastico. Si segnala il fatto che gli alunni che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica in quell'istituto sono circa il 35% della popolazione scolastica. Una percentuale che difficilmente potremmo ritenere irrilevante.
Gentile Direttore,
ha suscitato curiosità e, lo ammetto, stupore in tutti noi, professori dell'Istituto "Firpo-Buonarroti" di Genova, la lettura dell'articolo pubblicato dal vostro settimanale il 28 marzo scorso, a firma di Davide Rosso, dal titolo " Una messa pasquale in orario di lezione?"
L'articolista dimostra, innanzitutto, una scarsa dimestichezza con quello che, in linguaggio giornalistico, viene definita "correttezza professionale", poiché ha preso per buone le affermazioni di una collega senza verificarne direttamente la veridicità sia presso il Dirigente della scuola, sia presso coloro che hanno promosso e condiviso l'atto di culto incriminato. Dalle sue parole si evincerebbe che centinaia di ragazzi del Firpo-Buonarroti siano stati manipolati e convinti a partecipare alla messa. La realtà è invece l'esatto opposto: cioè che centinaia di allievi dell'Istituto hanno consapevolmente e liberamente scelto di vivere la messa come uno dei diversi momenti educativi che la scuola propone nel corso dell'anno scolastico ( Adozioni a distanza, Alcolisti Anonimi, Aism, Arsenale della Pace, servizio ai poveri, visita alla Sinagoga ebraica).
Mi preme anzitutto tranquillizzare lo scrivente su un punto: " il clima che vi si sta vivendo ( nel nostro istituto, n.d.c.) in termini di rispetto della laicità" è perfetto; nessuno degli alunni che hanno preso parte alla celebrazione si è sentito costretto, indotto, persuaso, cooptato a farlo. E questo perché ( chi vive con i giovani lo sa) essi non seguono chi li spingesse a compiere un qualsiasi atto rispetto al quale non siano liberi e motivati. E' lo stesso motivo per il quale chi anonimamente e ideologicamente ci accusa non è riuscito a portare la testimonianza di un solo allievo che si sia sentito discriminato sia nel partecipare alla Messa sia nello svolgere regolare lezione in classe. Semmai è avvenuto, invece, che qualche classe non abbia partecipato al culto perché scoraggiato a farlo.
Quanto al rilievo che la legge vieti atti di culto all'interno della scuola, avrebbero compiuto un atto meritorio lo scrivente e la solerte professoressa a leggersi la Circolare Ministeriale del 13/2/92, protocollo n° 13377/544/MS che non esclude la partecipazione degli alunni ad attività di carattere religioso; la suddetta Circolare Ministeriale è stata confermata nella sua legittimità con i pareri numero 391 e 392 del Consiglio di stato in data 26/3/93. Molto più recentemente, il TAR del Veneto, con la Sentenza del 15 Novembre 2007 numero 3635, si è espressa favorevolmente in tal senso, condannando la ricorrente UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) alla rifusione delle spese processuali.
Peraltro, lo stesso Consiglio di Istituto ( cui prendono parte le componenti professori-genitori-alunni-personale Ata, nonché DGSA e Dirigente Scolastico), nella seduta del 12 Febbraio scorso, ha deliberato all'Unanimità la partecipazione al rito pasquale. Né troviamo pertinente l'accusa del culto svolto in periodo elettorale, quasi esso sia cogente di scelte politiche o elettorali.
Con ciò, intendiamo anche rimandare al mittente la pretestuosa motivazione dell'attacco alla laicità: lo stato laico non è sinonimo di stato indifferente alle identità e alle loro culture. Soprattutto non può e non è mai indifferente ai valori della tradizione nazionale prevalente cui esso fa storicamente riferimento, come è dimostrato nella Costituzione dello Stato Italiano e nell'Intesa del 1984. In ogni caso, uno stato Democratico non è indifferente ai grandi valori che stanno a fondamento della stessa convivenza democratica, quali quelli delle libertà civili e della convivenza dialogica. Dunque, lo stato democratico, e con esso la scuola, è LAICO perché non si identifica con nessuna visione del mondo, ma non è affatto neutrale nei confronti dei valori fondanti. In un contesto di pluralismo delle formazioni sociali, di culture, di etnie, di religioni lo stato democratico è garante del riconoscimento delle identità e delle differenze. Perciò non può difendere la causa degli uni e osteggiare quella degli altri.
E' tale la rilevanza e l'ovvietà di queste parole che ci risulta che diverse scuole della città concedono, a chi lo richieda, di partecipare alla messa pasquale e che ad essa prendano liberamente parte anche alunni non cattolici. E, contrariamente a quanto afferma la signora Anna Ivaldi, i cattolici non sono gli unici a valersi dell'esonero per celebrare il culto: informo che agli alunni Cristiani Avventisti del Settimo Giorno (Intesa con lo stato Italiano del 1986 ulteriormente recepita nel 1988) e agli allievi di religione ebraica (Intesa tra la Repubblica Italiana e l'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane del 1987) è riconosciuto il diritto di assentarsi dalle lezioni nel giorno di sabato per onorare il culto e le loro assenze si danno per giustificate.
D'altra parte, non è trascurabile il fatto che un attacco simile provenga da coloro che, come noi, condividono la medesima fede cristiana. Di fronte a un mondo sempre più intollerante nei confronti di chi crede e che insieme occorre fronteggiare, ritenevamo che le differenze teologiche passassero in secondo piano. Prendiamo atto che, probabilmente, ci sbagliavamo.
Cordiali saluti
PROFF. Usai, Piana, Sanna, Bottaro, Fenoglio, Rotolo, Arcelli, Aloi, Zornio, Tardivelli, Vacchelli, Montecucco, Morgante, Coldani, Ferrando, Salvaneschi, Ottonello.
Genova, 4 Aprile 2008