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Paolo Fasce

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Educazione stradale: sui motociclisti, sugli stop delle auto e altro ancora.

Di Paolo Fasce

Ritengo che automobilisti e motociclisti debbano o possano essere degli esseri simbiotici. Vivono in mondi distinti e pur sfruttando loro la stessa risorsa (la strada), in verità ne sfruttano lati diversi, modalità diverse e spazi diversi.

Ritengo del tutto inutile, pertanto, che alcuni automobilisti si sforzino di non fare passare i moticiclisti, attaccandosi l'un l'altro quando sono in coda, oppure stringendo su di un lato della strada, o accelerando in rettilineo, per poi subito frenare in curva o al raggiungimento dell'auto successiva.

Secondo me alcuni automobisti hanno un'idea distorta dei motociclisti e provano solo un enorme invidia per la loro mobilità, visto che li osservano sempre liberi e belli, chiusi in uno scatolotto immobilizzato nel traffico.

In verità un motociclista, specie nella nostra città, non è altro che un automobilista che si è scocciato e si è deciso a passare alle due ruote accettando diversi disagi, ma garantendosi tempi di percorrenza cittadini certi e limitati.

Il prezzo non è affatto basso, visto che in moto non si può ascoltare l'autoradio, non ci si può comodamente rilassare, è difficoltoso comunicare con il passeggero e, soprattutto, si è esposti alle intemperie e obbligati ad indossare orpelli a volte fastidiosi.

Intendiamoci: io stesso firmai per la obbligatorietà del casco, ma mi sono sempre domandato per quale motivo quando mi trovo a fare 100 metri, dalla posta a casa mia, senza casco, mi sento terribilmente in colpa e, in verità, procedo a 2 all'ora guardandomi con attenzione da improbabili imboscate delle forze dell'ordine, mentre quando sono in auto indosso la cintura, si, ma se non lo facessi non sarei così guardingo. O meglio: non mi pare che i numerosi automobilisti senza cintura che incontro, manifestino la pur minima preoccupazione.

Mistero della fede.

Ad ogni modo, dobbiamo riconoscerlo, anche i motociclisti spesso sono indisciplinati. Secondo me, però, i motociclisti indisciplinati sono semplicemente "indisciplinati". Mi spiego: se uno è indisciplinato lo e' quando guida la moto, quando guida l'auto, ma anche quando è a piedi o in treno... Quindi rifiuto la categoria "motociclisti indisciplinati", ma penso che ci siano persone ammodo e imbecilli, e questo avviene, ne sono certo, in ogni fetta di popolazione. Sono convinto che se prendessimo 100 motociclisti, 100 automobilisti, 100 pedoni o 100 amanti degli scacchi, troveremmo in ogni gruppo una quasi identica percentuale di imbecilli.

D'altro canto, non è pur vero che i cammionisti si lamentano del comportamento degli automobilisti, più o meno negli stessi termini coi quali gli automobilisti si lamentano dei motociclisti? Mia nonna diceva sempre: "L'occasione fa l'uomo ladro"...

Trovo sia difficile incidere nei comportamenti individuali, se non tramite campagne educative, ma soprattutto, tramite nuove regole e convenzioni che dovrebbero essere implementate nel linguaggio non verbale, in buona sostanza in quello dei gesti.

Come tutti sanno, spesso la gente in strada non si conosce reciprocamente, ma ci sono situazioni nelle quali si viene a contatto, spesso e' necessario comunicare qualcosa, ma a parole non c'è tempo, nè modo. I gesti spesso sono fraintesi e inutili. Ma spesso sarebbero utili.

Alcuni esempi:

  • Hai le doppie frecce accese!
  • Hai uno stop che non funziona!
  • Hai le luci accese!
  • Hai una freccia accesa!
  • Rallenta, modera la velocita', stai andando come un pazzo!
  • Se continui a guidare così, finirai presto tra le braccia del Padreterno!
  • Sei senza cintura di sicurezza!
  • Sei senza cintura di sicurezza e dietro la curva c'e' una pattuglia di carabinieri...

    Quest'ultimo punto è una boutade ma ricordo perfettamente quando, molti anni fa, mi trovai in Francia e scoprii una convenzione non scritta tra gli automobilisti. Questi, incontrata una pattuglia di gendarmi, appena superata facevano i fari alle auto che procedevano verso la pattuglia, in modo tale da indurli a moderare la velocità ed eventualmente indossare le cinture. Questa cosa mi fece riflettere e mostra quanto "i gesti" possano essere eloquenti... ma perchè non crearne di "buoni"?

    Ritengo che chi conosce il linguaggio dei sordomuti dovrebbe essere accolto in una commissione di revisione del codice della strada, in modo tale che il linguaggio dei gesti sia implementato con diligenza riguardo a queste a altre situazioni che si ritiene possano essere utili. Il linguaggio dei gesti è a volte approssimativo, ma è veloce e adatto a quelle situazioni "real time" che richiedono velocità di comunicazione. Naturalmente tale linguaggio dei gesti dovrebbe parimenti entrare nei testi di educazione stradale ed esserne apurata la conoscenza del candidato automobilista, in occasione dell'esampe della patente. Oltre alla praticità della cosa, cioe' della praticità di un nuovo strumento comunicativo nelle mani dell'utente della strada, si compierebbe anche una minima alfabetizzazione che permetterebbe un migliore inserimento delle persone con difficoltà di udito nella società, visto che un alfabeto minimo entrerebbe nelle conoscenze di tutti i cittadini.

    Ai semafori mi capita spesso di fermarmi, bussare ad un finestrino e informare l'automobilista che "scusi, ha uno stop che non funziona". Siccome gli stop perfettamente funzionanti sono sinergici alla mia salute di motociclista, giacchè forniscono un'informazione preziosa, io sono pignolo e a volte "pedino" gli indisciplinati per passare questa informazione. In realta' si tratta di un atteggiamento simbiotico, visto che non tutti hanno la possibilità di verificare tali malfunzionamenti tramite spie apposite sul cruscotto, invero sempre più diffuse anche nelle utilitarie.
    Non sarebbe tutto più veloce se bastasse un gesto?

    Sono sinergico oppure sono un rompiscatole? Ebbene, mi dico sinergico, ma in verità penso di essere un rompiscatole, visto che quando segnalo uno stop che non funziona ad un macchinone che sicuramente ha le spie che questo fatto segnalano, provo un mefistofelico piacere.