Le pagine personali di
Paolo Fasce

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Canto degli Italiani

Di Goffredo Mameli
Musicato da Michele Novaro

Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta;
dell'elmo di Scipio (1)
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma;
che schiava di Roma
Iddio la creò

(ritornello)
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
(siam pronti alla morte;)
Italia chiamò

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perchè non siam popolo,
perchè siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.

(ritornello)

Uniamoci, amiamoci;
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natìo:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?

(ritornello)

Dall'Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano; (2)
ogn'uom di Ferruccio (3)
ha il core e la mano;
i bimbi d'Italia
si chiaman Balilla; (4)
il suon d'ogni squilla
i Vespri suonò.

(ritornello)

Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l'aquila d'Austria
le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia
e il sangue Polacco
bevè col Cosacco
ma il cor le bruciò.

(ritornello)
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
(siam pronti alla morte;)
Italia chiamò

"Lo si cantava con entusiasmo. La polizia rincorreva tutti coloro che lo cantavano, ma già il popolo lo aveva fatto suo, e in qualunque moto e festa, l'Inno faceva capolino". Parola di Michele Novaro, il tenore e compositore genovese che musicò i versi scritti dal giovane patriota Goffredo Mameli nel 1847. Ma a quei tempi, in pieno Risorgimento, veniva spesso intonato sottovoce perchè era considerato rivoluzionario. Divenne così l'inno di chi combatteva per la libertà, a Milano come a Roma. Anche dopo l'unità d'Italia a rappresentare il Paese in musica continuò ad essere la Marcia reale. E fino al 1918, nelle regioni ancora dominate dall'Austria, chi lo cantava veniva arrestato. Finchè il 12 ottobre 1946 il Consiglio dei ministri adottò, ma in via provvisoria, l'Inno di Mameli. Da quel giorno "Il Canto degli italiani" (questo è il vero titolo del brano e non "Fratelli d'Italia"), è l'Inno nazionale italiano.

La mia posizione riguardo all'Inno d'Italia è molto semplice. Nasce dalla profonda emozione che provo quando, immerso in una qualsivoglia manifestazione pubblica.
Qualche anno fa mi trovavo in Francia e ascoltai il discorso alla nazione, in occasione dell'ultimo dell'anno, del presidente Mitterand. Egli disse, rivongendosi ai connazionale: "Patrioti...".
Ecco, non trovo per nulla disdicevole amare l'Inno d'Italia, cantarlo prima di una partita della nazionale (l'ho fatto, a squarciagola con migliaia di persone in occasione della partita Italia - Nuova Zelanda, sto parlando di Rugby, svoltasi a Genova nel novembre del 2000 e ho provato un'emozione intensissima!) o in eventi di un qualche rilievo celebrativo. Beninteso, l'amore per una cosa non è assolutamente da intendersi come "sottratto ad altre". In buona sostanza, non credo che amare la patria, e manifestare questo sentimento anche intonando il Canto degli Italiani, voglia dire detestare le altre patrie o considerare gli altri dei diversi in senso dispregiativo. Assolutamente no. Mi sento "cittadino del mondo", amo l'Europa, l'Italia, la Liguria, Genova, la via dove vivo e anche i miei vicini di casa, questo però si aggiunge al profondo rispetto e alla grande curiosità che provo riguardo altre culture, altre abitudini, altri "spiriti", siano essi singoli o collettivi o nazionali.
Parimenti, questo profondo rispetto per "gli altri", non può affettare il mio amore per la nostra storia, le nostre tradizioni, il nostro Inno. Cantiamolo!

(1) Scipione l'africano, generale romano che scofisse Annibale.

(2) Si riferisce alla Battaglia di Legnano dove la Lega Lombarda si oppose all'invasione straniera.

(3) Si riferisce a Francesco Ferrucci, capitano fiorentino, che morì per difendere la sua città dall'assalto degli eserciti imperiali.

(4) Giovanni Battista Perasso, lanciando un sasso addosso ai soldati austriaci, scatenò la ribellione dei genovesi contro gli invasori.