Il Secolo XIX - 06/03/2003
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L'arte del gioco
da Klee a Boetti

Il Secolo XIX, ogni settimana un appuntamento con le recensioni e gli appuntamenti ludici della Liguria, curate da Paolo Fasce E' una mostra ricca di contenuti e sorprese quella proposta in questi mesi ad Aosta (per visitarla c'è tempo fino al 13 maggio) che intende affrontare il tema del gioco nell'arte del '900. Sono esposti dipinti, sculture, installazioni, fotografie, video e videogiochi provenienti da alcune delle maggiori collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. La mostra, curata da Pietro Bellasi, Alberto Fiz e Tulliola Sparagli (www.regione.vda.it), prende le mosse dalle esperienze delle avanguardie per giungere sino all'interpretazione del gioco nell'arte contemporanea e ha lo scopo di mostrare come il gioco non sia semplicemente uno strumento, ma un sistema di pensiero. Le opere esposte e la modalità di fruizione sono state studiate per appassionare adulti e bambini per i quali sono organizzati una serie di laboratori per giocare con l'arte. Sono più di 200 le opere esposte, di settanta artisti diversi. La camera dei bambini progettata da Giacomo Balla nel 1914, Boîte en valise di Marcel Duchamep, gli scacchi di Man Ray, Pesci che giocano di Paul Klee, ma anche mirabili sono le opere di René Magritte, Yves Tanguy, Oscar Dominguez, Joan Mirò, Giorgio De Chirico, Mimmo Rotella. Alighiero Boetti, Faccine, 1977 Una sala personale è stata dedicata ad Alighiero Boetti, di cui viene esposta una serie di opere significative tra cui Dame del 1968 e due dipinti della serie Faccine, del 1978, probabilmente precursori di quelle che oggi sono strumenti indispensabili della comunicazione elettronica: le emothicons. Non manca un'appendice dedicata alle nuove sperimentazioni con il videogioco di Eva Marisaldi Tristan, dove lo scopo è quello di aprire le porte del castello incantato e con un altro videogioco di Miltos Manetas che esplora l'universo dei Pokemon. Il catalogo dedicato alla mostra: opera pregevole. Ottimo il catalogo dedicato alla mostra, contiene tutte le opere esposte, con ricche integrazioni di testi esplicativi, puntuali e appropriati. Avrei ottimamente visto in quest'occasione anche la presenza di elaborati di Aldo Spinelli (non il già presidente del Genoa), personaggio di spicco del mondo del gioco e dell'arte contemporanea, considerato spesso un ludologo negli ambienti artistici e artista in quelli ludici, protagonista di una personale a Genova l'anno scorso. Oltre ai due piani dedicati a L'arte del gioco, al museo archeologico regionale di Aosta è anche possibile godere di un piano orientato ai reperti romani e successivi, largamente presenti sul territorio valdostano. Visitarle entrambe può impegnare dall'una alle tre ore e la cosa può essere un'interessante alternativa, in giornate di maltempo, alle sciate per le quali molti liguri si recano in zona. Il museo è nel centro storico della città di Aosta e vicino ci sono discreti ristorantini che meritano parimenti di essere visitati.

Paolo Fasce (paolo@fasce.it)