Il Secolo XIX - 13/03/2003
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Giochi di ruolo:
il teatro in casa

Il Secolo XIX, ogni settimana un appuntamento con le recensioni e gli appuntamenti ludici della Liguria, curate da Paolo Fasce Questo mese apparirà il testo "Solving Polynomial Equation Systems Vol. 1: the Kronecker-Duval Philosphy, Cambridge University Press", ma anche una nuova edizione della "Storia del cinema dell'orrore", Fanucci Editore. Il comune denominatore è l'autore, il Prof. Ferdinando Mora, in arte Teo, profondo matematico, insegna Crittografia agli informatici genovesi, ma è anche responsabile del settore Giochi di Ruolo dell'Ass. Labyrinth (gilda.it/labyrinth/). Qualcuno pensa che i matematici siano persone portate verso i giochi di riflessione, la presenza nella squadra del circolo Genova Scacchi del Maestro Fide Martin Kreuzer, anche lui professore di Matematica, potrebbe confermarlo, ma non è raro, forse per una sorta di compensazione, che chi lavora nel mondo della scienza, poi abbia passioni culturali di tutt'altra natura. L'amore per il gioco di ruolo del Prof. Mora è un esempio che si conferma con tre vittorie del concorso "La migliore avventura per il gioco di ruolo". Non solo, ha vinto due volte il premio "Teatro della Mente", mentre sempre per due volte ha vinto il premio per il Miglior Giocatore di Ruolo. Da giovane ha fatto teatro e si occupa di cinema (negli anni settanta era, insieme ad Enrico Ghezzi, uno degli animatori della fanzine Il Falcone Maltese). Come è nata la passione per il gioco? "Beh giocavamo a Risiko! e a Diplomacy, davo la caccia ai primi Librigame di Jackson (anni prima di Lupo Solitario) e quando è uscito Dungeons & Dragons a Londra lo ho comperato. Ho inventato la mia prima avventura (Il Labirinto dello Zodiaco) e dopo qualche anno ho iniziato a scrivere un regolamento semplice rule-few per poi orientarmi sempre di più verso il dice-less". Rule-few, dice-less, che significa? "Esistono giochi di ruolo che hanno manuali corposi, dove si spendono molte pagine per descrivere l'ambientazione, ma molte di più sono quelle che servono per le regole. Il gioco di ruolo è essenzialmente interpretazione e a mio parere non servono architetture rigide. La sceneggiatura può essere modificata al volo, se le intuizioni dei giocatori sono migliori di quanto previsto dal narratore. L'uso dei dadi è un'eredità dei giochi da tavolo, danno colore e permettono di risolvere certe situazioni. Il Teatro della Mente è un’evoluzione di questo concetto: giocatori in costume, in una sala addobbata, come fossimo su un palcoscenico; a ciascuno, come nella classica Commedia dell`Arte, un breve copione: chi sei, cosa sai degli altri, cosa vuoi ottenere; e poi ciascuno interpreta il proprio personaggio sviluppando i conflitti impliciti nella sceneggiatura. Il mio ultimo copione, "La Festa che forse non esiste" è ambientato nell'Inghilterra vittoriana. Ma dove vi incontrate per questo genere di attività? "Giochiamo anche in rete, ma i momenti più divertenti sono quelli offerti dalle convention come quella che si svolgerà a Modena il 15-16 marzo 2003 (http://valis.it/ambercon/)".

CANNES. Fino al 16 marzo si svolgerà a Cannes la 17a edizione del Festival International des Jeux. Ci sono tornei davvero per tutti i gusti: Scacchi, Bridge, Awele, Backgammon, Dama, Giochi di Carte tradizionali e collezionabili, Othello, Go, Scrabble, Carrom, Giochi di Ruolo e altro ancora. Informazioni: +33.492993383 - seul@semec.com.

Paolo Fasce (paolo@fasce.it)