Il Secolo XIX - 07/08/2003
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Il mondo dei giochi, un ossimoro

Il Secolo XIX, ogni settimana un appuntamento con le recensioni e gli appuntamenti ludici della Liguria, curate da Paolo Fasce Qualche settimana fa su Il Corriere della Sera (11/7/2003), Isidoro Trovato intervistava Nadio Delai, manager-sociologo di Ermeneia, già direttore del Censis, in un articolo dal titolo “La scommessa vincente? Gestire gli ossimori”. L’intervistato spiega “si tratta di una figura retorica che contempla al suo interno il suo stesso contrario. Il ghiaccio bollente è un ossimoro. E visto che noi viviamo in una situazione di torsione e di cambiamento in tanti settori contemporaneamente è facile che ci sia tutto e il contrario di tutto”. Ciò che più colpisce chi scrive di giochi è la prospettiva particolare che vede nella “competizione etica” un ossimoro. In verità chiunque si sia seduto ad un tavolo di gioco, sa bene come senza etica non ci può essere competizione giacché questa sarebbe minata alle sue basi. Provate un po’ a giocare a scacchi con un avversario che ignora i vincoli di movimento dei suoi pezzi e si permette di spostarli a proprio piacimento, provate a giocare a Risiko! con un avversario che tira nuovamente i dadi che producono un risultato non gradito, provate a giocare a poker con persone che dispongono di un asso nella manica e capirete subito che nel gioco è indispensabile un forte richiamo alle regole, alla loro definizione, al loro rispetto. Se chi partecipa al gioco, non rispetta le regole, semplicemente la partita non è divertente, così come nel mondo dell’economia ci si accorge che, nell’epoca della globalizzazione, non si può competere con chi ignora le regole del gioco, o soltanto ne ha di diverse. Una delle cose più interessanti del “mondo dei giochi” è tuttavia la varietà e la contraddittorietà di tutto ciò che può essere in esso inserito. Abbiamo i giochi astratti, veri e propri sport della mente, dove nulla è lasciato al caso e dove, a parità di preparazione tecnica, prevale la maggiore intelligenza dei contendenti. Parimenti ci sono anche i giochi aleatori, tanto è vero che si parla di “gioco del Lotto”, dove la preparazione o l’intelligenza dei contendenti non ha nessuna possibilità di intervenire (checché ne dicano i veggenti televisivi). L'articolo di Isidoro Trovato apparso su Il Corriere della Sera l'11 luglio 2003 Sono sedentari, ma possono anche non esserlo affatto (si parla di giuoco del calcio, si gioca a “ce l’hai” o a bandiera). Possono essere competitivi (uno vince, gli altri perdono), ma possono anche essere partecipativi, come accade nel mondo dei giochi per bambini o, anche, nei giochi di ruolo. Insomma, la parola “gioco” è intrinsecamente un ossimoro giacché, stando alla definizione, contempla al suo interno il suo stesso contrario. E così, a volte, capita a chi si presenta come “esperto di giochi”, a chi si occupa di gioco, di sentirsi definito semplicemente come “un giocherellone”, giacché in situazioni caotiche si può sbottare con “un po’ di silenzio, qui si lavora, non stiamo mica giocando!”, ma se vi presentaste oggi pomeriggio nelle sale del Novotel, dove si gioca il 7° Open di Genova di Scacchi, vi suggerirei di non fare baccano, i presenti non lo tollererebbero.

Paolo Fasce (paolo@fasce.it)