Le pagine personali di
Paolo Fasce

Sito ottimizzato per una risoluzione dello schermo di 1024*768 pixel.

Pillole di saggezza su quello che gravita attorno al mondo dell'insegnante di sostegno

In che cosa consiste la valenza inferenziale della comunicazione? Nella mutua costruzione della conoscenza a partire da deduzioni e congetture reciproche.

L’insegnante che, di fronte allo studente che non ha compreso, ripropone il concetto in contesti diversi e con altre parole sta utilizzando la ridondanza.

Un insegnante di sostegno per gli allievi della II a (in cui è presente il soggetto con disabilità), dal punto di vista comunicativo, può essere una fonte non attrattiva, per il suo debole potere referente.

Una comunicazione didattica potrà essere efficace se il docente e l'allievo all'avvio condividono parte dei propri repertori linguistici e semantici.

Il wearout (ossia la riduzione dell'efficacia comunicativa) è un fenomeno di cui lo studente è consapevole e agisce rifiutando.

Il linguaggio analogico (para verbale e non verbale) è caratterizzato da una scarsa capacità di astrazione.

Nella comunicazione docente-allievo, il contesto facilita nuove interazioni.

Nella trasmissione di un messaggio il docente usa sempre: elementi chiari e univoci comprensibili sempre unicamente da macchine.

Le caratteristiche della comunicazione docente allievo è caratterizzata da attrattività, mediazione, credibilità.

Nell’attività docente il ruolo dei premi e delle punizioni risulta essere elemento di controllo da parte del docente.

Di fronte ad una domanda dell'insegnante, l'allievo si irrigidisce. La sua postura denota difesa.

Sono segnali di processi mentali ed emozionali contrastanti i movimenti bruschi, rigidi, secchi, taglienti e spigolosi.

Durante un’attività laboratoriale, l'insegnante guida la mano dell’allievo per l’uso di una particolare strumentazione. Egli adotta il tipo di distanza che secondo la prossemica di Hall viene detta intima.

Mentre l'insegnante parla, l'allievo continua ad annuire con il capo. È un gesto regolativo.

Escludendo l’espressione del volto, quale parte del corpo manifesta maggiormente le emozioni? Braccia e mani.

Si ha una invasione di spazio quando l’interlocutore si allontana, indietreggiando.

Il soggetto disabile con disturbi psichiatrici la distanza è maggiormente accentuata.

La gestualità umana rappresenta un vocabolario di incerta comprensione.

Nel rapporto allievo-docente la comunicazione più efficace è data dal tono della voce e dalla postura del docente.

Le espressioni del volto denotano l’evoluzione dell’uomo.

La comunicazione linguistica rappresenta un’attività mentale subordinata ad un sistema di segni.

Secondo gli studiosi la linguistica è caratterizzata dall’associazione segno/significante/significato.

Per Jakobson le funzioni linguistiche riguardano il mantenimento nel tempo di una canale di comunicazione con l’altro.

L’educazione linguistica, a scuola, dovrebbe considerare come obiettivo principale un uso della lingua funzionale ad uno scopo, mediante un ampio repertorio di elementi.

I sottosistemi che afferiscono alla struttura linguistica possono riguardare esclusivamente il suono, la forma, il significato, la combinazione di parole.

Poiché tutti gli uomini sono caratterizzati dalla produzione linguistica, si può affermare che per parlare è necessario ascoltare una lingua.

Un alunno con handicap possiede una buona competenza linguistica quando riesce ad elaborare mentalmente più informazioni linguistiche.

Per uno studente, la capacità di concentrarsi selettivamente significa concentrasi su un “focus” allontanando ciò che è irrilevante rispetto al focus.

La metacognizione rappresenta un processo che permette l’uso di strategie ai fini di un apprendimento consapevole.

La memoria rappresenta una modalità dell’individuo per immagazzinare tracce.

Nella società comunicativa, la nozione di frase è considerata una struttura artefatta dei linguisti.

Fra le scorie di cui è effettivamente portatore il linguaggio orale, possiamo identificare segnali di esitazione, ripresa di un enunciato sotto forma interrogativa o assertiva, costruzioni incoerenti e storpiature.

I fenomeni di produzione del parlato sono, fra le altre cose, il risultato di quando vi è una sovrapposizione cognitiva.

Per la pratica della formazione di processi verbali competenti e dell'analisi del comportamento interattivo, sono considerate particolarmente strategiche le metodologie di strategia dell'esplicitazione, analisi etnografica del discorso, pratica delle biografie e delle storie di vita.

Fra le caratteristiche essenziali del modello etno-comunicativo annoveriamo l’importanza accordata al contesto, l’estensione del campo d'investigazione, l’adozione di strategie induttive, empiriche e naturalistiche.

Fra le procedure di osservazione etnografica del contesto comunicativo di comunità professionali definite da Ziglio, si possono individuare lo studio del contesto, osservazione prolungata e ripetuta.

La storia di vita è una ricerca di costruzione di senso il cui obiettivo fondamentale è il lavoro sulla riflessione di sé.

In formazione, la storia di vita viene spesso utilizzata nel processo di ricostruzione dell’identità del soggetto, nei processi di diagnosi delle problematiche e nei processi di diagnosi dei modelli cognitivi e degli stili dei soggetti.

Le procedure costitutive della strategia delle storie di vita sono: verbalizzazione, passaggio allo scritto, lavoro sugli enunciati, analisi metacognitiva.

Il modello di Rogers si riformula attorno a tre strategie fondamentali: il concetto di attitudine all'ascolto, la gestione del silenzio, la tecnica di riformulazione.

Il modello filosofico concepisce la didattica come “processo dello spirito”.

La centralità del discente nel processo di insegnamento-apprendimento è principio base del modello psicologico di didattica.

La didattica costruita secondo una prospettiva epistemologico – disciplinare richiede la padronanza dei linguaggi e delle strutture specifiche della disciplina.

L’istruzione programmata si basa sulla scomposizione minuta dei processi di apprendimento in sequenze lineari.

La didattica speciale si realizza attualmente all’interno di una prospettiva pedagogica di integrazione dei disabili nelle classi normali.

La didattica per l’integrazione ha come fondamento la stesura di accordi di programma e protocolli di lavoro tra vari soggetti.

La flessibilità del sistema scolastico dopo l’autonomia, consente la costituzione di gruppi di apprendimento con alunni di classi diverse.

La didattica per progetti comporta un lavoro collegiale, trasparente rispetto agli esiti attesi.

Il modello di progettazione partecipato richiede la partecipazione dei destinatari dall’analisi degli obiettivi alla valutazione degli esiti.

I progetti per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità richiedono un’ accurata documentazione circa la rete dei servizi disponibili a scuola e nel territorio.

La rete di sostegno è un processo di integrazione culturale ed organizzativa mirato al sostegno.

Il tema delle alleanze educative esprime una visione sistemica dell’integrazione.

L’espressione “professionista riflessivo critico” è riferibile al docente di sostegno che riflette e progetta in base al criterio dell’esperienza.

Nel modello filosofico la relazione didattica è un processo dello spirito.

Nel modello psicologico la relazione didattica è un processo che si basa sulla centralità ai processi psico-cognitivi

Nel modello epistemologico-disciplinare la relazione didattica è un processo centrato sul contenuto della disciplina di cui vanno ricercate ed evidenziate le strutture che la fondano.

Nel modello tecnologico la relazione didattica è un processo che si avvale di una serie di azioni di apprendimento interattive tramite computer.

Le questioni dell’inclusione nella scuola “normale” si possono raggruppare come istituzionali, organizzative, relazionali.

A Maria Montessori va riconosciuto il merito di aver posto il problema pedagogico, e non solo medico – sanitario, dell’handicap.

Uno degli strumenti attraverso il quale si realizza concretamente la flessibilità didattica è il progetto. I progetti rappresentano una strategia di innovazione largamente praticata perché permettono concretamente di realizzare didattiche per la diversità e per l’integrazione.

L’insegnante di sostegno è una risorsa assegnata alla classe in cui vi sia iscritto/a un alunno/a con disabilità.

Il modello di professionalità riflessivo-critico è riferito ad un docente che sottopone a costante riflessione il proprio operato e i risultati degli allievi.

L’espressione “didattica dell’oscuro” vuol dire che nell’insegnamento entrano in gioco anche componenti emotive ed affettive.

Le funzioni obiettivo della scuola sono figure professionali che possono assumere un ruolo organizzativo nell’integrazione.

L’intervento di sostegno coinvolge tutte le componenti professionali della scuola.

Il gruppo di lavoro per l’integrazione nella scuola è un obbligo per ogni scuola con alunni con handicap ed è previsto della legge 104/92.

La funzione di mediazione del docente di sostegno si esplica prevalentemente all’interno delle reti dei sostegni, formali e informali.

Il profilo dinamico funzionale serve a evidenziare le potenzialità di apprendimento dell’alunno.

L’approccio narrativo alla documentazione si sviluppa sulla base di osservazioni continue e interpretazioni.

L’elaborazione di informazioni relative al soggetto con disabilità si basa sulla ricerca e sul confronto delle informazioni.

La didattica è un sapere: che si esprime mediante un linguaggio professionale, attraverso affermazioni di tipo esortativo o imperativo.

Nelle relazioni con famiglie di soggetti disabili si presenta il rischio di un modello di relazione che porta a “familiarizzare”, a entrare cioè in una dinamica molto stretta di interazioni che rende peraltro ambigua la figura del professionista.

Pensare ad un progetto di vita significa usufruire dell’autonomia acquisita a scuola, in contesti diversi.

La personalizzazione intende veicolare una proposta di relazione corretta famiglia – scuola che deve sempre rimanere triadica, orientata sull’oggetto, sulla componente professionale e sulla cooperazione.

La dislocazione degli spazi e la disponibilità e l’accesso alle risorse didattiche sono indicatori “spie”di concezioni culturali, di relazioni e di gerarchie.

Utilizzare una didattica integrata significa avere la disponibilità di materiali specifici per la facilitazione dell’apprendimento.

La valutazione è sempre un’attribuzione di valore, quindi non può mai essere attribuzione di dis-valore.

L’attribuzione di valore deve essere condivisa tramite consapevolezza del destinatario esplicito, delle scale utilizzate, della trasparenza e della comprensione contestuale del valore espresso.

Realizzare una programmazione per l’integrazione significa far partecipe, direttamente o indirettamente, l’alunno con disabilità nel percorso di apprendimento, attraverso l’osservazione e la comunicazione.

L’errore è una risorsa didattica perché è un’informazione e contiene sempre una rappresentazione mentale dell’oggetto.

In base a quanto detto nella lezione, la Diagnosi Funzionale è un elemento descrittivo necessario per individuare i bisogni educativi.

Nel comportamento adattivo è possibile osservare e valutare i modi l’efficacia ed il grado con cui l’individuo funziona in base alle aspettative dell’ambiente.

Nell’approccio valutativo di un intervento la metavalutazione serve per decidere e agire.

Un ragazzino con gravi pluridisabilità che frequenta la scuola deve stare in classe.

La valutazione è: un processo di sintesi.

Le mete educative fondano l’intervento ma non orientano il lavoro educativo.

Quali tra i seguenti ambiti osservativi non appartiene alla costruzione di un assesment adattivo: attività non conosciute dal soggetto.

In base a quanto detto, il “portfolio” è un dispositivo valutativo orientativo.

Con riferimento all’ICF, la disabilità viene definita come il risultato della relazione tra più fattori.

Per “analisi strutturale del comportamento” problema si intende la valutazione dei fattori antecedenti o concomitanti ad un dato comportamento problema.

Alcune ricerche hanno dimostrato che vi è correlazione tra i comportamenti problema e comportamenti degli operatori; in particolare il comportamento problematico è spesso seguito da un comportamento di intervento da parte degli operatori.

In base a quanto letto nella lezione, la persona con gravi pluridisabilità che non è in grado di parlare è comunque in grado di comunicare perciò bisogna osservare il processo significante-significato in azioni intenzionali.

Per rinforzatore positivo si intende: le conseguenze di una risposta che hanno come effetto quello di rendere più probabile la risposta stessa.

Una corretta strategia didattica non può mai essere basata su rinforzatori primari.

In un profilo diagnostico di un alunno certificato, la categoria di “Ritardo Mentale non specificato” deve suggerire che il ritardo sia evidente ma non sia possibile l’utilizzo di strumenti certi per la quantificazione.

In base al quadro classificatorio dell’ICF, per menomazioni di struttura si intende “deviazione o perdita significativa in parti anatomiche del corpo come gli organi, gli arti e le loro componenti”.

Le variazioni nel suono della voce evidenziate dallo studio delle componenti soprasegmentali del linguaggio veicolano delle comunicazioni prevalentemente correlate allo stato emotivo del parlante.

Il coinvolgimento della famiglia nell’intervento deve essere ricercato in ogni caso.

Maria ha la Sindrome di Down (non “è affetta”, non “è”, non “è malata”).

Si intende con il termine competenza la capacità di muoversi autonomamente all’interno di un compito.

Il senso di autoefficacia in un ragazzino con problemi comportamentali e ritardo mentale è un importante stimolo ad agire intenzionalmente per ottenere uno scopo.

Che relazione c’è tra tecniche di apprendimento cooperativo e didattiche metacognitive?

L’interiorizzazione delle norme per rispettare e far rispettare le regole all’interno del gruppo è un processo di consapevolezza di sé originale del soggetto che si esplicita in un contesto motivante.

Il metodo è un modo di procedere razionale per raggiungere determinati scopi.

Il programma “ TEACCH” si propone di fornire un metodo per valutare e insegnare abilità comunicative a bambini con autismo o simili disturbi nel linguaggio.

Il metodo della “comunicazione facilitata” è nato come modalità di comunicazione aumentativa per bambini con difficoltà motorie.

Il sistema dei simboli Bliss è un sistema grafico simbolico sperimentato come codice linguistico con bambini con disabilità fisiche e privi del linguaggio.

Nel modello di Steimberg l’intelligenza è un sistema complesso governato da tre ordini di relazioni: con il mondo interno dell’individuo, con l’esperienza, con il mondo esterno.

Il modello delle “intelligenze multiple” è stato sviluppato da H. Gardener.

Per Bandura il senso di autoefficacia corrisponde alle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire sequenze di azioni necessarie per eseguire determinati scopi.

In base a quanto contenuto nella lezione, la costruzione dell’adultità è condizionata da scelte operative agite sulla base di metavalutazioni che dipendono dalla rappresentazione mentale.

Il SIL è: un servizio sociosanitario che si occupa dell’inserimento lavorativo di persone disabili.

Il completamento della mission di una scuola alberghiera che forma dei ragazzi con disabilità si vede dal fatto che il ragazzo ha appreso a lavorare.

In base a quanto detto, la costruzione identitaria è un percorso fortemente segnato dalle rappresentazioni mentali degli altri nei confronti del soggetto.

L’assistente educatore dovrebbe essere coinvolto nel processo valutativo, in ogni caso.

Nel caso di un ragazzino con gravissime pluridisabilità, l’assistente educatore a scuola collabora con gli insegnanti della classe in modo integrato e individualizzato.

L’insegnante, con la sua parola, esercita un potere nei confronti dei familiari, dei colleghi, degli alunni di tipo prescrittivo.