Le pagine personali di
Paolo Fasce

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Una brutta avventura

Di Paolo Fasce (scritta dopo la medesima, ma non inoltrata agli organismi competenti)

Io sottoscritto Paolo Fasce, nato a Genova il 14/5/67, Carta d'Identità N. XXX rilasciata dal Comune di Genova, e residente a Genova in Via XXX intendo segnalare alle Autorità competenti un episodio del quale sono stato vittima.

In data Venerdì 21 Aprile 1995 alle ore 11,50 circa, stavo tornando a casa guidando la mia motocicletta, una Honda XLR 200 targata XXX. Mi trovavo sopra la stazione ferroviaria di Genova Principe in Salita Provvidenza in direzione C.so Firenze, nel rettilineo accanto a dei parcheggi. Cortesemente gli automobilisti che erano in fila dietro un autobus erano ben sulla destra della strada e io, restando nella mia corsia, ho superato alcune auto fino quasi alla curva quando uno di questi, su una auto che credo fosse una BMW di colore beige chiaro, ha accelerato per impedirmi di rientrare, facendomi andare al di là della linea continua con grave pericolo mio e degli automobilisti che venivano in senso contrario. Sono riuscito prontamente a rientrare nella mia corsia superandolo e, forse a causa della paura per il rischio corso ho avuto un gesto di stizza manifestato con l'alzamento dell'avanmbraccio destro, senza però cadere in gesti platealmente volgari. A questo punto l'automobilista suddetto ha incominciato ad accelerare e a suonare sguaiatamente con il clacson quindi, impaurito dal comportamento scorretto e reiterato di questi, ho superato altre automobili per non correre il rischio di essere tamponato. Avendo superato anche l'autobus che era in cima alla coda, ormai in via Sant'Ugo, mi sono erroneamente ritenuto in salvo, ma l'automobilista, forse ulteriormente frustrato da quella che a lui è apparsa come una fuga (che per me era un gesto di responsabilità avendo a cuore la mia salute), ha messo le doppie frecce e ha superato tutta la fila di auto e l'autobus stesso, incurante delle automobili e dei motociclisti che provenivano in senso contrario (ho assistito alla scena guardandola, preoccupato, dai miei specchietti retrovisori). Procedendo a velocità sostenuta questo signore mi ha raggiunto e superato, mentre io, rallentando, temevo un gesto inconsulto. Mentre questi mi superava ha mostrato un tesserino delle dimensioni e del colore del badge del Codice Fiscale, ma poteva essere anche un biglietto dell'autobus, giacchè la paura di questo signore mi trovava ormai piuttosto preoccupato. Ho pensato bene di fermarmi all'istante prima che mi venisse tagliata la strada o che fosse tentata una manovra pericolosa, certo che, il sopravvenire dell'autobus e degli automobilisti in coda, mi avrebbe salvato da gesti inconsulti. Il signore alla guida dell'auto è sceso mantenendo per tutta la conversazione un tono aggressivo, dandomi del tu e con la costante tendenza a tenere alto il tono della voce. Era un ragazzo di 28-30 anni, alto circa 1,70 capelli castano chiari, di corporatura abbastanza sottile. Indossava una giacca piegata in modo tale da mostrare l'impugnatura di una pistola che teneva nei calzoni. Ho ritenuto di comportarmi in maniera la più calma possibile, preoccupato dell'atteggiamento aggressivo. Questi ha affermato di essere un Pubblico Ufficiale, non si è però qualificato nè mi ha mostrato un documento. Mi ha chisto la Patente di Guida e i documenti della moto. Gli ho dato la Patente ma non i documenti che non avevo con me. Detto signore ha ironizzato su questo fatto ("aggraviamo la sua situazione") e quando gli ho mostrato di conoscere perfettamente le conseguenze (multa di £.50.000 e obbligo a presentarli entro un termine fissato di giorni) ha minacciato di arrestarmi con argomenti pretestuosi quali "offesa a pubblico ufficiale" (quando non sapendo chi fosse, tale reato non poteva certo essermi imputato), e "guida pericolosa" (quando è stata la sua manovra ad esserlo). Dopo aver preso anche il numero di targa della mia motocicletta, quando gli ho chiesto chi fosse, mi ha ripetuto di essere un Pubblico Ufficiale e che se non ci credevo mi avrebbe arrestato, portato non so dove per accertamenti e sbattuto in galera per tre giorni. A questo punto si è diretto verso la sua automobile per andarsene e quindi io, prima che salisse in auto, ho chiesto cosa intendeva fare e come intendeva comportarsi in merito a questa vicenda. Egli mi ha detto di ritenermi fortunato per questa volta, ma che essendo in possesso dei miei dati se gli fossi capitato nuovamente tra i piedi mi avrebbe fatto passare dei guai. Non sono a tutt'oggi informato di alcun verbale a mio carico, non volendo quindi figurare in archivi personali di alcuno senza il mio consenso, segnalo questi fatti acciocchè si prendano gli opportuni provvedimenti.

Tengo a dichiarare che faccio questa segnalazione acciocchè, in futuro, episodi del genere siano sempre più rari.

Genova, 26 Aprile 1995